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NO ALLA RUOTA, SÌ ALL’ASSISTENZA ALLE GESTANTI E ALLA GARANZIA DEL SEGRETO DEL PARTO

Venerdi 03-02-2006

NO ALLA RUOTA, SÌ ALL’ASSISTENZA ALLE GESTANTI E ALLA GARANZIA DEL SEGRETO DEL PARTO
Comunicato Stampa


Abbiamo letto con vivissima preoccupazione che il Movimento per la vita ha deliberato di istituire a Firenze una versione aggiornata della ruota di medioevale memoria per “i neonati abbandonati”, ignorando che le donne che non intendono riconoscere il proprio nato hanno diritto di partorire in assoluta segretezza anche negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie e di essere quindi seguite dal punto di vista medico-infermieristico come tutte le altre partorienti, assicurando anche al neonato le cure necessarie.

Inoltre, dal 1927 le Province e la Regione Autonoma della Valle d'Aosta sono obbligate ad assistere a livello sociale le gestanti in difficoltà, assicurando i necessari interventi prima, durante e dopo il parto.

Al riguardo si segnala che numerose gestanti nubili e madri (a volte si tratta di bambine di 14-15 anni) hanno l'esigenza di supporti particolari di natura socio-assistenziale allo scopo di poter provvedere coscientemente al riconoscimento o non riconoscimento del proprio nato e di acquisire gli strumenti necessari per il proprio reinserimento sociale. In questi casi non è accettabile che la partoriente venga lasciata sola prima e dopo il parto e che ci si preoccupi solamente di salvaguardare la sopravvivenza dei neonato.

Nel caso in cui non sia stato effettuato il riconoscimento, l'atto di nascita del bambino è redatto con la dizione 'nato da donna che non consente di essere nominata' e l'ufficiale di stato civile, dopo avergli attribuito un nome e un cognome, procede entro dieci giorni alla segnalazione al Tribunale per i minorenni ai fini della dichiarazione di adottabilità ai sensi della legge 184/1983.

Così, a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva, scelta dal Tribunale fra quelle che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale stesso.

Un’ultima considerazione: la scelta che compie la donna che decide, per motivi anche drammatici, di non diventare la madre del piccolo che ha partorito in ospedale non riconoscendolo come figlio, compie una scelta responsabile che merita il rispetto di tutti: quel piccolo non è abbandonato, bensì consegnato alle istituzioni perché venga inserito al più presto in una famiglia. Va quindi considerato abbandonato solo il neonato che viene lasciato in luoghi dove la sua vita è messa a repentaglio!

Grati per la pubblicazione della presente, porgiamo i migliori saluti.

Il presidente Anfaa – sez. Firenze
Paolo Raspanti

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